Connettori e sicurezza antincendio negli impianti fotovoltaici: il punto debole della catena in corrente continua

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Abstract

Negli impianti fotovoltaici il rischio di incendio nasce quasi sempre dal lato in corrente continua, e in quel tratto il componente più numeroso e meno considerato è il connettore. Un impianto da qualche centinaio di kWp ne contiene centinaia, ciascuno realizzato in cantiere da un operatore, ciascuno esposto a sole, escursioni termiche e umidità per venticinque anni. Una connessione che si degrada aumenta la propria resistenza di contatto, scalda, e nei casi peggiori innesca un arco elettrico in corrente continua che non si spegne da solo.

L’articolo descrive il meccanismo fisico che trasforma un contatto imperfetto in un innesco, elenca le cause ricorrenti di guasto emerse dalla letteratura tecnica e dalle indagini dei Vigili del Fuoco, e le mette in relazione con il quadro normativo vigente: la norma di prodotto CEI EN 62852, la linea guida DCPREV 14030 del 1° settembre 2025, le norme CEI EN 62446-1 e 62446-2 sulle prove e sulla manutenzione, la IEC 63027 sulla rilevazione dell’arco.

La tesi è che la sicurezza antincendio del fotovoltaico si decide in larga parte in tre momenti: la scelta e la posa dei connettori, i controlli periodici documentati nel registro antincendio, e la rilevazione dell’arco come barriera di riserva. Si propone una strategia a livelli per progettisti, installatori e gestori, che parte dalle misure a costo quasi nullo.

1. Introduzione: perché guardare ai connettori

Un impianto fotovoltaico è un impianto elettrico che funziona all’aperto, quasi sempre su una copertura, con tensioni in corrente continua che possono arrivare a 1.500 V e con generatori che non si possono spegnere finché c’è luce. Queste caratteristiche rendono le sue anomalie diverse da quelle di un impianto di distribuzione in bassa tensione: non esiste un interruttore a monte che tolga tensione ai cavi del campo, e una connessione difettosa resta alimentata per tutto il giorno.

Le indagini sugli incendi che hanno coinvolto impianti fotovoltaici convergono su un punto. La relazione tecnica del Nucleo Investigativo Antincendi di Roma, ripresa dalla stampa tecnica, indica le connessioni allentate tra le cause di incendio più comuni, e osserva che i collegamenti a vite non serrati possono generare un arco elettrico capace di dare origine alle fiamme [4]. Più in generale, l’arco in corrente continua è considerato la principale causa di innesco negli impianti su coperture di edifici industriali e residenziali, con temperature dell’ordine di migliaia di gradi centigradi [5].

Il connettore è il punto in cui questa fisica incontra la pratica di cantiere. È l’unico componente del circuito di stringa che viene assemblato a mano, spesso con attrezzi non idonei, e che deve poi mantenere una resistenza di contatto di pochi milliohm per decenni. Eppure nei capitolati e nei piani di manutenzione compare di rado come voce a sé.

Le fonti consultate per questo articolo sono in parte secondarie: i testi delle norme CEI e IEC sono a pagamento e il testo della nota DCPREV 14030/2025 è stato consultato in una copia pubblicata da un sito specializzato [21] e tramite sintesi di terzi. Dove il contenuto di una norma è riportato da sintesi, abstract editoriali o articoli tecnici, lo si segnala nella bibliografia. Prima di usare l’articolo in una relazione tecnica o in un capitolato conviene verificare i passaggi citati sul testo ufficiale.

2. Il meccanismo: dalla resistenza di contatto all’arco

2.1 Riscaldamento per effetto Joule

Una connessione percorsa da una corrente I e caratterizzata da una resistenza di contatto R dissipa una potenza P = R · I². La dissipazione è concentrata in pochi millimetri cubi di metallo e plastica, per cui anche potenze modeste portano a temperature elevate. La tabella mostra l’ordine di grandezza per una corrente di stringa di 12 A, tipica dei moduli di potenza attuale. I valori di resistenza sono ipotesi illustrative, non misure su un impianto reale.

Condizione del contattoResistenza (mΩ)Potenza dissipata (W)Rapporto con contatto buono
Contatto in buono stato50,721
Contatto degradato (ossidazione, crimpatura debole)507,210
Contatto fortemente degradato50072100

Tabella 1. Potenza dissipata da un contatto con corrente di 12 A (calcolo semplificato, valori di resistenza ipotetici).

La dissipazione cresce in modo lineare con la resistenza, e la resistenza tende a crescere con la temperatura e con l’ossidazione delle superfici: il processo si autoalimenta. Il passaggio finale, descritto dalla letteratura tecnica, è la fusione dell’involucro plastico, l’ingiallimento e infine l’arco [7].

2.2 Perché l’arco in corrente continua è più insidioso

Quando due conduttori sono abbastanza vicini, la tensione continua può saltare attraverso l’aria e produrre un arco che raggiunge temperature tali da incendiare i materiali circostanti [6]. La differenza rispetto alla corrente alternata è che nei sistemi in corrente continua la tensione non passa per lo zero: una volta innescato, l’arco si spegne solo se il circuito viene interrotto [6]. Un fusibile o un interruttore magnetotermico dimensionati sulla corrente di stringa non intervengono, perché la corrente dell’arco in serie è la stessa corrente di esercizio del generatore.

Questo spiega perché la protezione classica da sovracorrente sia poco efficace contro il guasto di connessione, e perché la prevenzione debba agire prima, sulla qualità della connessione e sulla sua verifica nel tempo.

3. Le cause ricorrenti di guasto dei connettori

Le fonti tecniche consultate indicano un insieme ristretto di cause, che si ripresentano con regolarità. La tabella le sintetizza, associando a ciascuna il meccanismo e la contromisura.

CausaMeccanismoEffettoContromisura
Accoppiamento di connettori di costruttori diversiMateriali e geometrie differenti, possibile incompatibilità chimica e meccanica, diversa dilatazione termica [2][7]Aumento della resistenza di contatto, riscaldamento, fusione [2]Usare maschio e femmina dello stesso costruttore e della stessa famiglia, salvo compatibilità dichiarata e documentata dal costruttore
Crimpatura con attrezzo non idoneoPressione di crimpatura non conforme alla sezione del cavo e al terminale; l’uso di pinze errate è indicato come causa principale di questo tipo di guasto [2]Contatto debole, surriscaldamentoPinza specifica indicata dal costruttore, verifica a campione della crimpatura, formazione degli operatori [1]
Serraggio errato di viti e premicavoCoppia eccessiva o insufficiente su terminali e viti di dispositivi [2][3]Allentamento, alta resistenza di contatto, arco [3]Serraggio con chiavi dinamometriche ai valori del costruttore
Infiltrazione di umiditàAcqua che penetra nel connettore corrode le superfici di contatto [7]Resistenza in aumento, cortocircuiti, surriscaldamento [7]Grado di protezione adeguato, connettori completamente innestati e agganciati, cavi non appoggiati su superfici dove ristagna acqua
Sezione del cavo o portata del connettore non adeguateCavo o connettore sottodimensionati rispetto alla corrente e alla tensione [7]Riscaldamento rapido di cavo e connettore [7]Verifica di corrente e tensione nominali del connettore, anche con modelli bifacciali e correnti elevate
Saldatura dei connettoriAlterazione del contatto e della geometria del terminaleContatto non affidabileNon saldare connettori di alcun tipo [3]
Polarità errataFlusso di corrente anomalo con aumento della resistenza di contatto [7]Surriscaldamento, possibile fusioneVerifica della polarità prima della connessione a sezionatore o inverter [16]

Tabella 2. Cause ricorrenti di guasto nei connettori fotovoltaici e contromisure.

Un aspetto comune a quasi tutte le cause è che il difetto nasce in cantiere e si manifesta dopo mesi o anni. Il collaudo iniziale, se si limita alla misura della tensione a vuoto e della corrente di corto circuito, può non rivelare un contatto che ancora conduce ma che già dissipa potenza in eccesso. Per questo la verifica della qualità della connessione non può concludersi con l’accensione dell’impianto.

Un’ulteriore fonte di rischio sono i moduli stessi: saldature difettose, microfratture e perdita di ermeticità possono provocare archi all’interno del pannello [4]. Questo articolo non li tratta, ma il gestore dell’impianto deve sapere che la verifica dei connettori non esaurisce il rischio sul lato DC.

4. Il quadro normativo e prescrittivo

4.1 CEI EN 62852: il connettore come prodotto

La norma di prodotto è la CEI EN 62852, recepimento della IEC 62852:2014. Si applica ai connettori utilizzati nei circuiti in corrente continua dei sistemi fotovoltaici, in classe II secondo la IEC 61140, con tensioni nominali fino a 1.500 V c.c. e correnti nominali fino a 125 A per contatto. Riguarda connettori privi di potere di interruzione, che possono tuttavia essere innestati e disinnestati sotto tensione [8].

La conformità alla norma qualifica il singolo prodotto. Non garantisce, da sola, la qualità dell’assemblaggio in cantiere, né l’affidabilità di un accoppiamento tra prodotti di costruttori diversi. Il progettista dovrebbe quindi richiedere la dichiarazione di conformità dei connettori e, per gli accoppiamenti, l’indicazione esplicita di compatibilità da parte del costruttore. Il contenuto preciso dei requisiti sull’accoppiamento va verificato sul testo della norma.

4.2 La linea guida DCPREV 14030 del 1° settembre 2025

Con la nota DCPREV 14030 del 1° settembre 2025 il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha aggiornato la guida del 2012 (nota 1324 del 7 febbraio 2012, integrata dai chiarimenti della nota 6334 del 4 maggio 2012) [14][10]. La linea guida si applica a impianti fotovoltaici con tensione nominale in corrente continua non superiore a 1.500 V, ubicati all’interno di attività soggette ai controlli di prevenzione incendi o a servizio delle stesse [12]. La stampa tecnica segnala che le indicazioni sono utili, come buona pratica, anche al di fuori di tale perimetro [22].

Il testo qualifica la progettazione, l’installazione, l’esercizio e la manutenzione degli impianti fotovoltaici secondo la regola dell’arte come misura di prevenzione incendi di primaria importanza [10]. Per la manutenzione, la linea guida prevede che le attività siano riportate nel registro dei controlli e delle manutenzioni degli impianti e delle attrezzature antincendio di cui all’articolo 3 del DM 1° settembre 2021, e richiama come riferimenti la CEI 64-8, la guida CEI 82-25 e la CEI EN 62446-1; per le attività di manutenzione rinvia alla CEI EN IEC 62446-2, che elenca interventi su moduli, stringhe, inverter, quadri, cavi e cablaggi, messa a terra e sistemi di supporto [21]. Le sintesi di terzi indicano tra le voci di controllo anche lo stato dei connettori e delle canalizzazioni [11]; il testo della nota, nella copia consultata, parla di cavi e cablaggi e di giunzioni e serraggi [21]. Le stesse sintesi segnalano il ricorso a ispezioni termografiche [11][19].

I chiarimenti applicativi del 10 settembre 2025 trattano gli impianti esistenti e i procedimenti già avviati alla data del 1° settembre 2025 [11]; chi gestisce impianti preesistenti deve leggerli per capire quali obblighi gli si applicano.

4.3 CEI EN 62446-1 e 62446-2: prove, documentazione, manutenzione

La CEI EN 62446-1:2019 (classificazione CEI 82-56) definisce la documentazione da consegnare al cliente dopo l’installazione di un impianto connesso alla rete, e le prove di accettazione e i criteri di ispezione necessari a verificarne sicurezza e funzionamento. Si applica a impianti senza sistemi di accumulo o sistemi ibridi [15]. Le prove sono articolate in due categorie: la categoria 1 vale per tutti gli impianti, la categoria 2 per quelli più grandi o complessi [16]; tra le prove di categoria 1 rientrano la verifica di continuità del conduttore di protezione e la verifica della polarità dei cavi prima del collegamento a sezionatore o inverter [16]. Le stesse prove sono utilizzabili anche per le verifiche periodiche [16]. La parte 2, CEI EN IEC 62446-2, elenca le attività di manutenzione conducibili su impianti connessi alla rete [10].

4.4 IEC 63027: rilevazione e interruzione dell’arco

La IEC 63027:2023 si applica ai dispositivi per la rilevazione, ed eventualmente l’interruzione, degli archi in corrente continua nei circuiti fotovoltaici. Tratta le prove di rilevazione degli archi in serie e i tempi di risposta dei dispositivi di interruzione, per sistemi fino a 1.500 V c.c., e fissa requisiti e metodi di prova per i dispositivi di protezione da arco usati per ridurre il rischio di incendio [9]. La norma non copre la rilevazione degli archi in parallelo [9]. Dalle fonti consultate non risulta un obbligo generale in Italia di installare tali dispositivi: è un tema da verificare caso per caso, in relazione alla linea guida DCPREV 14030/2025 e alle richieste dell’assicuratore.

RiferimentoOggettoRilevanza per i connettori
CEI EN 62852:2015Connettori per applicazioni DC, fino a 1.500 V e 125 A per contatto [8]Qualifica del prodotto
DCPREV 14030 del 1/9/2025Prevenzione incendi: progettazione, installazione, esercizio, manutenzione [10]Cavi, cablaggi, giunzioni e serraggi; registro antincendio [10][21]
CEI EN 62446-1:2019Documentazione, prove di accettazione, verifica ispettiva [15]Prova di polarità, ispezione, base per le verifiche periodiche [16]
CEI EN IEC 62446-2Manutenzione di sistemi connessi alla rete [10]Elenco delle attività di manutenzione
IEC 63027:2023Rilevazione e interruzione degli archi in serie [9]Barriera di riserva contro il guasto di connessione

Tabella 3. Riferimenti normativi e prescrittivi rilevanti per la parte antincendio del lato DC.

5. Buone pratiche di scelta e posa

Le indicazioni che seguono sintetizzano le raccomandazioni delle fonti tecniche consultate e le traducono in prescrizioni di cantiere. Non sostituiscono le istruzioni del costruttore, che prevalgono.

  1. Uniformità. Un solo costruttore e una sola famiglia di connettori per tutto l’impianto, compresi i connettori preassemblati dei moduli. Se per ragioni di fornitura è necessario accoppiare marche diverse, richiedere al costruttore la dichiarazione scritta di compatibilità e conservarla nel fascicolo [7].

  2. Dimensionamento. Terminali e connettori scelti in funzione della sezione del cavo, della tensione massima del sistema e della corrente, con margine per i moduli ad alta corrente [7].

  3. Attrezzo corretto. Pinza di crimpatura indicata dal costruttore per quel terminale e quella sezione [1][7]. La pinza generica è tra le cause più frequenti di contatto debole [2].

  4. Coppia di serraggio. Viti e premicavo serrati con chiave dinamometrica, ai valori prescritti. Sia l’eccesso sia il difetto di coppia producono alta resistenza di contatto [2][3].

  5. Posa meccanica. Connettore innestato a fondo e agganciato, cavi con raggio di curvatura rispettato e raccolti, senza che il connettore sia in tensione meccanica, appoggiato su spigoli o immerso in acqua stagnante [7].

  6. Divieti. Niente saldatura dei connettori [3].

  7. Tracciabilità. Formazione e abilitazione degli operatori che realizzano le connessioni, con registrazione di chi ha eseguito quali stringhe. Un difetto di serie è tracciabile solo se si sa chi lo ha prodotto.

  8. Documentazione. Documentare la posa: foto delle connessioni prima della chiusura di canaline e cassette, e verifica della polarità prima del collegamento a sezionatore o inverter [16].

6. Manutenzione e controlli periodici

Il collaudo fotografa l’impianto il giorno dell’accensione, mentre il rischio si sposta nel tempo. Per questo la linea guida DCPREV 14030/2025 considera la manutenzione parte integrante della misura antincendio e ne richiede la registrazione [10]. Una sintesi tecnica osserva che un impianto sicuro è un impianto mantenuto, con controlli periodici sulle connessioni elettriche per prevenire gli archi e con la pulizia dei moduli [20].

6.1 Cosa controllare

AttivitàCosa si cercaFrequenza proposta
Ispezione visiva di connettori, cavi e canalizzazioniInvolucri ingialliti, deformati o fusi; connettori non agganciati; cavi tesi, schiacciati o morsi da animali; presenza di acqua o sporco [17]Almeno annuale; dopo eventi meteo intensi
Termografia sotto caricoPunti caldi su connettori, giunzioni, scatole di giunzione e quadri di campoPeriodica secondo la linea guida, senza intervallo fisso [21]; biennale come riferimento di prassi [17]
Verifica del serraggio di viti e morsetti in quadri e cassetteAllentamenti e segni di surriscaldamentoAlla prima ispezione dopo l’avviamento, poi a cadenza definita dal piano
Misure elettriche sulle stringheScostamenti di corrente o tensione rispetto alle stringhe equivalenti; prove previste dalla CEI EN 62446-1 [16]Annuale o in caso di anomalie di produzione
Pulizia e rimozione di materiali dalle zone sotto e attorno ai moduliDetriti e fogliame che coprono o sollecitano componenti [1]Secondo il piano di pulizia periodica [11]
Registrazione nel registro antincendioEsito, anomalie, interventi correttivi, data e firma dell’esecutore [10]A ogni attività

Tabella 4. Piano di controllo proposto per la parte DC. Le frequenze non sono prescritte dalle fonti consultate, salvo il riferimento biennale per la termografia, indicato come prassi da un produttore di strumentazione [17]; vanno adattate al singolo impianto.

6.2 Le altre manutenzioni dell’impianto

I connettori sono una parte dell’impianto, e la linea guida richiede di registrare tutte le attività di manutenzione, non solo quelle sul lato DC [10]. La tabella raccoglie le manutenzioni importanti per l’intero impianto, con il riferimento da cui derivano e una frequenza indicativa.

ComponenteAttività e cosa si verificaFrequenza propostaRiferimento
Moduli fotovoltaiciIspezione visiva: sporco, vetri danneggiati, cricche, anomalie e punti caldiAnnuale[17]
Pulizia dei moduli e delle aree circostantiPulizia secondo il piano e rimozione di detriti sopra e sotto i moduli, che bloccano i componenti e riducono l’efficienzaSecondo il piano di pulizia, tarato sul sito[1][11]
Strutture di sostegno e fissaggiSerraggio di bulloneria e staffe, corrosione, ancoraggi alla copertura, stato del sistema di assemblaggioAnnuale e dopo eventi di vento intenso[17]
Cavi e canalizzazioniDanni da agenti atmosferici, morsi di animali, bruciature, cavi tesi o schiacciatiAnnuale[11][17]
ConnettoriVedi Tabella 4: ispezione, serraggio, termografiaVedi Tabella 4[11]
Quadri di campo e scatole di giunzioneSerraggio dei morsetti, segni di surriscaldamento, ingresso di acqua o polvereAlla prima ispezione dopo l’avviamento, poi annuale[3]
Dispositivi di protezioneStato e funzionamento di scaricatori di sovratensione e dispositivi differenzialiAnnuale[17]
Messa a terra ed equipotenzialitàProva di continuità dei conduttori di terra e di equipotenzialità, se presenti sul lato DCAnnuale, con le verifiche periodiche[16]
InverterAllarmi e registro eventi, pulizia di griglie e ventole, controllo del funzionamento secondo il manuale del costruttoreAnnuale, o secondo il costruttore[17]
Sezionamento di emergenza e segnaleticaFunzionamento del dispositivo di sezionamento e presenza e leggibilità della segnaletica prevista dalla linea guidaAnnuale[10]
Prove elettricheProve previste dalla CEI EN 62446-1, tra cui continuità di terra e polaritàAnnuale o in caso di anomalie di produzione[16]
Contatore e monitoraggioControllo e taratura del misuratore, confronto delle produzioni di stringa per intercettare scostamentiAnnuale; il monitoraggio in continuo[17]
Sistema di accumulo, se presenteControllo del sistema secondo le istruzioni del costruttoreSecondo il costruttore[17]
Registro dei controlli antincendioRegistrazione di ogni attività, anomalia e intervento correttivo, e aggiornamento del manuale di uso e manutenzioneA ogni attività[10][21]

Tabella 5. Manutenzioni importanti per l’impianto. Le frequenze sono proposte da adattare al singolo impianto, al sito e alle istruzioni dei costruttori; le fonti non le prescrivono, salvo diversa indicazione del manuale di manutenzione.

6.3 La termografia: cosa vede e cosa no

La termografia è lo strumento più diretto per individuare una connessione che scalda, perché rivela la dissipazione in eccesso prima che porti al guasto. Va però eseguita in condizioni controllate. Un intervento tecnico presentato a un convegno di settore, riferito alla specifica IEC 62446-3, richiama il requisito di irraggiamento non inferiore a 600 W/m² e di moduli sotto carico elettrico, e avverte che molti rapporti in circolazione non rispettano queste condizioni [18]. Ne consegue che un’immagine termica scattata con cielo coperto o con l’impianto fermo non dimostra l’assenza di punti caldi.

Un rapporto termografico utile dovrebbe riportare irraggiamento e condizioni operative al momento del rilievo, la posizione di ogni anomalia, la differenza di temperatura rispetto a elementi omologhi e l’azione correttiva raccomandata. Le sintesi della linea guida suggeriscono di integrare la verifica periodica nel registro antincendio senza duplicare sopralluoghi e costi [18].

6.4 Cosa fare quando si trova un connettore degradato

  • Mettere in sicurezza il tratto interessato con la procedura di sezionamento prevista dal piano, ricordando che i moduli restano in tensione finché c’è luce.

  • Sostituire l’intero connettore, non solo la parte visibilmente danneggiata, e il connettore di accoppiamento se anch’esso è alterato.

  • Cercare la causa a monte: se un connettore è fuso, controllare gli altri della stessa partita, dello stesso operatore o della stessa stringa.

  • Registrare l’evento nel registro antincendio, con foto, esito e azioni correttive.

7. Il registro antincendio dell’impianto fotovoltaico

Le attività descritte nella sezione 6 hanno valore antincendio solo se sono registrate. Il registro dei controlli e delle manutenzioni è lo strumento con cui il gestore dimostra, ai Vigili del Fuoco e agli organi di vigilanza, che la manutenzione è stata fatta e come. Per gli impianti fotovoltaici nel perimetro della linea guida DCPREV 14030/2025 la registrazione è prevista in modo esplicito [10].

7.1 Base normativa e responsabilità

Il registro è previsto dal DM 1° settembre 2021, sui criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, delle attrezzature e degli altri sistemi di sicurezza antincendio. La responsabilità di predisporlo è del datore di lavoro. Il registro annota i controlli periodici e gli interventi di manutenzione secondo le cadenze indicate da norme, specifiche tecniche e manuale d’uso e manutenzione, e deve restare costantemente aggiornato e disponibile per gli organi di controllo [23]. Secondo una guida di terzi il decreto non impone un formato, per cui sono ammessi sia il cartaceo sia il digitale, e la registrazione deve essere cronologica e riconducibile a chi ha operato [24]. Questi punti vanno verificati sul testo ufficiale. La linea guida DCPREV 14030/2025 stabilisce che le attività di manutenzione sugli impianti fotovoltaici siano riportate in questo registro [10].

7.2 Cosa si registra

Il capitolo 5 della linea guida precisa le voci per gli impianti fotovoltaici [21]. La tabella le riassume, con il paragrafo da cui derivano.

VoceCosa si registraParagrafo della linea guida
Stato iniziale dell’impiantoCondizione dell’impianto all’avvio degli interventi5.1
Moduli con difettiMicrofratture, danni evidenti, dilatazioni anomale dovute a supporti errati5.1
Condensa nei moduliPresenza di condensa5.1
Ombreggiamenti significativiRilievo e relativo programma di controllo5.1
RevampingSostituzione di moduli o inverter5.1
Piano di pulizia periodicaPiano adottato e pulizie eseguite, se previste5.1
Monitoraggio in continuoSistemi di monitoraggio eventualmente presenti5.1
Interventi eseguiti e programmatiRegistrazione degli interventi e pianificazione di quelli futuri5.1
Accessi e spegnimentoCaratteristiche planimetriche utili per gli accessi, per esempio le linee vita, e per le operazioni di spegnimento5.1
Attività di manutenzioneInterventi su moduli, stringhe, inverter, quadri, interruttori, cavi e cablaggi, messa a terra, sistemi di supporto, basamenti e tetti, secondo la CEI EN IEC 62446-25.3
Ispezione termograficaEsito dell’ispezione periodica secondo la specifica IEC TS 62446-3, tenendo conto dei sistemi di monitoraggio presenti5.4
Verifica ai fini del rischio incendioVerifica documentata a ogni trasformazione, ampliamento o modifica e comunque ogni due anni, con attenzione a giunzioni, serraggi e ombreggiamenti diffusi o localizzati (hot spot)5.6
Manuale di uso e manutenzioneManuale predisposto per l’impianto e suoi aggiornamenti5.7

Tabella 6. Voci del registro antincendio per gli impianti fotovoltaici, secondo il capitolo 5 della nota DCPREV 14030/2025 come riportato nella copia consultata [21].

Due punti hanno conseguenze pratiche. Il primo è che la periodicità dei controlli sull’impianto fotovoltaico segue quella dell’impianto elettrico alimentato (paragrafo 5.5) [21]: la linea guida non fissa intervalli propri, salvo quello biennale della verifica ai fini del rischio incendio. Il secondo è che la parola connettore non compare tra le voci della copia consultata: i connettori rientrano nelle giunzioni e nei serraggi del paragrafo 5.6 e nei cablaggi del paragrafo 5.3. Conviene quindi scrivere nel registro, in modo esplicito, l’esito dei controlli sui connettori (Tabella 4), in modo che la verifica biennale abbia una traccia a cui riferirsi. Per i documenti da rendere disponibili, tra cui il progetto firmato da un tecnico abilitato e le dichiarazioni previste dal DM 7 agosto 2012, la linea guida rinvia al capitolo 7 [21].

7.3 Sorveglianza, controllo periodico e chi li esegue

Il decreto distingue la sorveglianza dal controllo periodico. La sorveglianza consiste in controlli visivi tra due controlli periodici, per verificare condizioni operative, fruibilità e assenza di danni evidenti, e può essere svolta dai lavoratori normalmente presenti, purché istruiti e dotati di liste di controllo. Il controllo periodico è la verifica completa della funzionalità, con frequenza non superiore a quella prevista da norme o manuali, e va eseguito da tecnici manutentori qualificati [23]. Le disposizioni sulla qualificazione dei manutentori, che prevedono un attestato rilasciato dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, sono state oggetto di proroghe: la data di applicazione va verificata sul testo vigente [23][24].

Applicata all’impianto fotovoltaico, la distinzione suggerisce una divisione dei compiti. È una proposta dell’autore: il personale del sito, istruito, esegue la ricognizione visiva di connettori, cavi e quadri raggiungibili in sicurezza e segnala anomalie come involucri ingialliti o odore di bruciato; il tecnico qualificato esegue le prove elettriche, la termografia e la verifica biennale ai fini del rischio incendio. Ogni attività va a registro, con l’indicazione di chi ha operato.

7.4 Come tenere bene il registro

Una scheda uniforme per ogni registrazione rende il registro leggibile e confrontabile nel tempo. La tabella propone i campi minimi, con esempi illustrativi. È una proposta dell’autore, da adattare al registro già in uso.

CampoContenutoEsempio
DataGiorno dell’attività e, per la termografia, condizioni al momento del rilievo14/03/2027; irraggiamento indicato nel rapporto
Parte dell’impiantoStringa, quadro di campo, inverter, coperturaStringa 4, connettori lato inverter
Tipo di attivitàSorveglianza, controllo periodico, manutenzione, verifica ai fini del rischio incendioControllo periodico
EsitoConforme o non conforme, con misure o valori rilevatiNon conforme: involucro di un connettore ingiallito
Azione correttivaIntervento eseguito o programmato, con dataSostituzione del connettore completo, eseguita
EsecutoreNome, ruolo e qualificaTecnico manutentore qualificato, ditta incaricata
AllegatiFoto, rapporto termografico, misure, verbaliFoto prima e dopo; rapporto termografico
Prossima scadenzaData del prossimo controllo, anche in relazione alla verifica biennaleVerifica ai fini del rischio incendio entro marzo 2029

Tabella 7. Scheda di registrazione proposta per l’impianto fotovoltaico (esempi illustrativi).

Gli errori più facili da evitare, secondo l’esperienza dell’autore e non secondo una fonte specifica, sono questi:

  • Un registro generale dell’attività senza una parte dedicata all’impianto fotovoltaico.

  • Registrazioni senza esito e senza azione correttiva.

  • Rapporti termografici, foto e misure non allegati o non rintracciabili.

  • Assenza della data del prossimo controllo, che fa perdere la scadenza della verifica biennale.

  • Interventi sui connettori non annotati: il difetto ricorrente diventa invisibile e non si riconosce un problema di serie.

7.5 Impianti fuori dal perimetro della linea guida

Per gli impianti che non rientrano nel perimetro della linea guida, tenere un registro con la stessa struttura è una buona pratica che costa poco e rende dimostrabile la manutenzione. È anche la base del Livello 5 della strategia proposta nella sezione 9.

8. La rilevazione dell’arco come barriera di riserva

Anche con una posa corretta e una manutenzione puntuale resta una probabilità residua di guasto. I dispositivi di rilevazione dell’arco in serie, previsti dalla IEC 63027, analizzano il segnale del circuito per distinguere un arco pericoloso da un disturbo e, nelle versioni con capacità di interruzione, portano il circuito in condizioni di sicurezza [9]. La difficoltà tecnica sta nel rilevare gli archi evitando insieme falsi allarmi e mancati allarmi [5].

Sono una barriera di riserva, non un sostituto della qualità della connessione. La norma non copre gli archi in parallelo [9], e un dispositivo che interviene di frequente per falsi allarmi viene presto disattivato. Dove il rischio è più alto, per esempio su coperture di edifici con presenza di persone, di materiale combustibile o di attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, l’installazione di un dispositivo certificato è una scelta da valutare nell’analisi del rischio.

9. Lacune e proposte: una strategia a livelli

Dall’analisi emergono alcune lacune ricorrenti nella pratica, più che nelle norme:

  1. Il connettore è raramente una voce di capitolato: si specifica il modulo e l’inverter, non il connettore né l’attrezzo di crimpatura.

  2. Il collaudo non misura la qualità delle connessioni, perché la prova di polarità e le misure a vuoto non rivelano un contatto degradato.

  3. Il piano di manutenzione dei piccoli impianti è spesso assente o limitato alla pulizia dei moduli.

  4. I rapporti termografici non sempre dichiarano le condizioni di prova.

  5. Manca una registrazione dei difetti di connessione che consenta di riconoscere un problema di serie.

  6. Per gli impianti realizzati con iter semplificato, dalle fonti consultate non emergono adempimenti di controllo e di attivazione finalizzati alla prevenzione incendi, e molti possono restare fuori dal perimetro della linea guida DCPREV 14030/2025, che si applica agli impianti in attività soggette ai controlli di prevenzione incendi o a servizio delle stesse [12]. È una deduzione da verificare caso per caso.

Si propongono sei livelli, in ordine crescente di costo, sul modello già adottato per altri rischi.

Livello 0: specifica

  • Inserire nel capitolato il costruttore e il modello dei connettori, la conformità alla CEI EN 62852, l’attrezzo di crimpatura e i valori di coppia.

  • Vietare in capitolato l’accoppiamento tra costruttori diversi, salvo dichiarazione scritta di compatibilità.

Livello 1: posa controllata, a costo quasi nullo

  • Registro di cantiere con operatore, data e stringa per ogni connessione, e foto prima della chiusura.

  • Verifica a campione della crimpatura e del serraggio da parte del direttore dei lavori.

Livello 2: collaudo e prima verifica

  • Prove CEI EN 62446-1 complete, con rapporto firmato [15][16].

  • Termografia sotto carico dopo i primi mesi di esercizio, a irraggiamento adeguato [18].

Livello 3: manutenzione programmata e registro antincendio

  • Piano di manutenzione con le voci delle Tabelle 4 e 5, adattate all’impianto, e verifica ai fini del rischio incendio almeno ogni due anni [21].

  • Registrazione nel registro dei controlli antincendio, per gli impianti nel perimetro della DCPREV 14030/2025 [10].

Livello 4: rilevazione dell’arco e gestione dei dati

  • Valutazione, nell’analisi del rischio, di dispositivi di rilevazione e interruzione dell’arco conformi alla IEC 63027 [9].

  • Monitoraggio delle produzioni di stringa per intercettare gli scostamenti che segnalano un contatto degradato.

Livello 5: impianti ad iter semplificato

Chiedere adempimenti di controllo e di attivazione per tutti gli impianti ad iter semplificato, in modo da prevenire gli incendi. A giudizio dell’autore, gli impianti più diffusi, quelli residenziali e di piccola taglia, sono anche quelli con meno controlli, e la prevenzione ha lì il margine maggiore. Si propone, come contenuto minimo degli adempimenti:

  • Dichiarazione dell’installatore, prima dell’attivazione, con indicazione di connettori, attrezzo di crimpatura e coppie di serraggio utilizzati.

  • Prove di accettazione secondo la CEI EN 62446-1, con rapporto firmato, e termografia sotto carico dopo i primi mesi di esercizio [16][18].

  • Registro dei controlli e delle manutenzioni, sul modello del registro antincendio previsto dalla linea guida [10].

  • Verifica periodica documentata, con intervallo coerente con la verifica biennale prevista dalla linea guida per gli impianti nel suo perimetro [21].

  • Adempimenti graduati per potenza e ubicazione, in modo da non gravare in modo sproporzionato sui piccoli impianti.

Sono proposte dell’autore, non prescrizioni vigenti: la loro introduzione richiederebbe un intervento normativo o di indirizzo.

10. Conclusioni

Il connettore è un componente piccolo, economico e numeroso, e per questo trascurato. Eppure sulle connessioni si concentrano molte delle cause di incendio del lato DC: contatti degradati, crimpature deboli, serraggi errati, accoppiamenti tra marche diverse, infiltrazioni di umidità. Il meccanismo è semplice, perché una resistenza di contatto che cresce scalda, e il suo esito può essere grave, perché l’arco in corrente continua non si spegne da solo.

Il quadro prescrittivo italiano si è rafforzato con la linea guida DCPREV 14030 del 2025, che fa della manutenzione documentata una misura di prevenzione incendi e richiede di riportare i controlli nel registro antincendio, con una verifica ai fini del rischio incendio almeno ogni due anni. Il compito del professionista è tradurre quella cornice in specifiche di capitolato, procedure di posa, piani di controllo e rapporti termografici verificabili.

Va chiesto di estendere gli adempimenti di controllo e di attivazione a tutti gli impianti ad iter semplificato, in modo da prevenire gli incendi. Oggi la tutela più strutturata riguarda gli impianti in attività soggette ai controlli di prevenzione incendi; a giudizio dell’autore, quelli più numerosi restano meno presidiati.

Le misure più efficaci sono anche le meno costose: scegliere bene i connettori, posarli con l’attrezzo giusto, serrarli alla coppia prescritta, controllarli nel tempo e scriverlo. La rilevazione dell’arco è un’ulteriore barriera, ma funziona meglio dove la connessione di partenza è buona.

11. Domande frequenti

1. Perché i connettori sono un punto critico per gli incendi negli impianti fotovoltaici?

Sono assemblati a mano in cantiere e devono mantenere per decenni una resistenza di contatto di pochi milliohm. Se la resistenza cresce per crimpatura debole, serraggio errato, umidità o ossidazione, il contatto scalda. Nei casi peggiori si innesca un arco elettrico in corrente continua, che non si spegne da solo perché la tensione continua non passa per lo zero. I fusibili non intervengono, perché la corrente dell’arco in serie è quella di esercizio della stringa.

2. Si possono accoppiare connettori di marche diverse?

È meglio evitarlo. Materiali, geometrie e dilatazioni termiche diverse possono dare un contatto poco affidabile, con più resistenza e riscaldamento. La conformità alla CEI EN 62852 qualifica il singolo prodotto, ma non garantisce l’accoppiamento tra costruttori diversi. Se è inevitabile, serve una dichiarazione scritta di compatibilità del costruttore, da conservare nel fascicolo dell’impianto.

3. Cosa chiede la linea guida dei Vigili del Fuoco DCPREV 14030/2025 e a chi si applica?

Si applica agli impianti con tensione continua fino a 1.500 V situati in attività soggette ai controlli di prevenzione incendi o a servizio delle stesse. La stampa tecnica la considera buona pratica anche fuori da questo perimetro. Per la manutenzione richiede di registrare le attività nel registro dei controlli antincendio previsto dal DM 1° settembre 2021. Prevede anche una verifica ai fini del rischio incendio a ogni modifica e comunque ogni due anni, con attenzione a giunzioni e serraggi.

4. Ogni quanto vanno controllati i connettori e come?

La linea guida non fissa un intervallo proprio per questi controlli: segue quello dell’impianto elettrico alimentato, salvo la verifica biennale. Come proposta dell’autore, serve un’ispezione visiva almeno annuale, per cercare involucri ingialliti o fusi, connettori non agganciati e cavi tesi. A questa si aggiunge la termografia sotto carico, con irraggiamento di almeno 600 W/m² secondo un intervento riferito alla IEC 62446-3, perché un’immagine con cielo coperto non dimostra l’assenza di punti caldi.

5. Cosa si scrive nel registro antincendio dell’impianto fotovoltaico?

Secondo la linea guida: stato iniziale, moduli con difetti, condensa, ombreggiamenti, revamping, piano di pulizia, monitoraggio, interventi eseguiti e programmati, e dati utili per accessi e spegnimento. Si aggiungono le attività di manutenzione, la termografia e la verifica antincendio biennale. La parola connettore non compare nelle voci della copia consultata, quindi conviene annotare in modo esplicito l’esito dei controlli su di essi. Anche per gli impianti fuori perimetro il registro con la stessa struttura è una buona pratica.

Bibliografia

Riferimenti redatti secondo la ISO 690, sistema numerico: i numeri tra parentesi quadre nel testo rinviano alle voci seguenti, in ordine di citazione. s.d. significa senza data. Il testo delle norme e della nota DCPREV 14030/2025 è stato consultato come indicato nelle singole voci.

[1] SOLIS. Seminario Solis, Episodio 67: Migliorare la qualità nella costruzione di sistemi fotovoltaici [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.solisinverters.com/it/documentation/Enhancing_Quality_in_PV_System_Construction_Common_Challenges_and_Solutions_it.html

[2] CANAL SOLAR. Find out the real risks of fires in photovoltaic systems [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://canalsolar.com.br/en/incendios-em-sistemas-fv-visao-geral

[3] CANAL SOLAR. Arco eléctrico en sistemas fotovoltaicos [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://canalsolar.com.br/es/arco-el%C3%A9ctrico-en-sistemas-fotovoltaicos/

[4] INFOBUILD ENERGIA. [Relazione tecnica del Nucleo Investigativo Antincendi di Roma sugli impianti fotovoltaici] [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.infobuildenergia.it/?p=49944

[5] QUALENERGIA. La tecnologia Sungrow per l’interruzione del circuito di guasto dell’arco elettrico [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.qualenergia.it/articoli/tecnologia-sungrow-per-interruzione-circuito-guasto-arco-elettrico/

[6] VIOX. Cosa causa l’incendio dei pannelli solari? Una guida completa alla sicurezza [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://viox.com/it/what-causes-solar-panels-to-catch-fire/

[7] HELUKABEL. MC4 connector overheating – Causes and solutions [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.helukabel.com.vn/vn-en/solution-to-mc4-connector-overheating.html

[8] COMITATO ELETTROTECNICO ITALIANO. CEI EN 62852:2015. Connectors for DC-application in photovoltaic systems – Safety requirements and tests. Milano: CEI, 2015. Scheda editoriale [online] [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://standards.globalspec.com/std/9963208/cei-en-62852

[9] INTERNATIONAL ELECTROTECHNICAL COMMISSION. IEC 63027:2023. Photovoltaic power systems – DC arc detection and interruption. Edition 1.0. Geneva: IEC, 2023-05. Abstract [online] [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.boutique.afnor.org/en-gb/standard/iec-630272023/photovoltaic-power-systems-dc-arc-detection-and-interruption/xs143452/345417

[10] DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO, DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE. Nota prot. n. 14030 del 1° settembre 2025. Linea guida di prevenzione incendi per la progettazione, installazione, esercizio, manutenzione di impianti fotovoltaici. Testo coordinato. Roma, 1 settembre 2025 [online]. 2025 [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.vigilfuoco.it/sites/default/files/2025-09/COORD_NOTA_01_09_2025_n_14030_linee_guida_FV.pdf

[11] NOVASAFE. Manutenzione degli impianti fotovoltaici: cosa cambia con la Linea guida VVF 14030/2025 [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.novasafe.it/it/manutenzione-impianti-fotovoltaici-linea-guida-vvf-14030-2025.html

[12] VEGA ENGINEERING. Fotovoltaico: Linea Guida antincendio DCPREV 14030/2025 [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.vegaengineering.com/news/sicurezza-antincendio-e-impianti-fotovoltaici-la-nuova-linea-guida-dei-vvf/

[13] EDILTECNICO. Prevenzione incendi impianti fotovoltaici: le nuove Linee guida dei Vigili del Fuoco [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://ediltecnico.it/linee-guida-vvf-prevenzione-incendi-impianti-fotovoltaici/

[14] ANCE ENNA. Impianti fotovoltaici – Guida VVFF [online]. 23 maggio 2012 [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://enna.ance.it/2012/05/23/impianti-fotovoltaici-guida-vvff/

[15] CERTIFICO. CEI EN 62446-1:2019 (CEI 82-56). Sistemi fotovoltaici (FV) – Prescrizioni per le prove, la documentazione e la manutenzione. Parte 1 [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://certifico.com/id/17741

[16] HIOKI. Maintenance of solar PV systems according to the IEC 62446-1 Standard [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.hioki.com/us-en/learning/common-devices/PV-test-standard.html

[17] TESTO. Checklist per l’ispezione di impianti fotovoltaici con una termocamera [online]. 2024 [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://static.testo.com/image/upload/v1714488724/IT/pv-inspection-2024-checklist-it.pdf

[18] REALE, Mauro. Ispezione termografica e registro antincendio: cosa richiede davvero la IEC 62446-3 per il fotovoltaico. In: Solar & Storage Live Italia 2026 [online]. Intervento dell’8 ottobre 2026; pagina del programma pubblicata il 4 settembre 2026. Terrapinn [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.terrapinn.com/exhibition/solar-storage-live-italia/speaker-mauro-REALE.stm

[19] ALI SRL. Nuove Linee Guida VVF 2025 sugli impianti fotovoltaici: focus su gestione, manutenzione e controlli termografici [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.alisrl.it/nuove-linee-guida-vvf-2025-sugli-impianti-fotovoltaici-focus-su-gestione-manutenzione-e-controlli-termografici/

[20] MARCIGAGLIA CONSTRUCTIONS. Sicurezza Fotovoltaico: Guida alla nuova circolare dei Vigili del Fuoco (settembre 2025) e batterie di accumulo (dicembre 2024) [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.marcigaglia.it/sicurezza-fotovoltaico-guida-alla-nuova-circolare-dei-vigili-del-fuoco-settembre-2025-e-batterie-di-accumulo-dicembre-2024/

[21] TUTTO PREVENZIONE INCENDI. NOTA 01/09/2025, n° 14030. Linea guida di prevenzione incendi per la progettazione, installazione, esercizio, manutenzione di impianti fotovoltaici (copia del testo, capitoli 5 e 7) [online]. 2025 [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://www.tuttoprevenzioneincendi.it/images/Norme/NOTA_01_09_2025_n_14030.pdf

[22] BIBLUS-NET (ACCA SOFTWARE). Fotovoltaico e rischio incendio: regole e prevenzione [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://biblus.acca.it/prevenzione-incendi-fotovoltaico-ecco-le-nuove-regole/

[23] MALIZIA, Mauro. Decreto controlli v2.6 – DM 1° settembre 2021 [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://mauromalizia.it/wp-content/uploads/Decreto-Controlli.pdf

[24] FIRECHECK. DM 1 settembre 2021: cosa cambia per il registro antincendio [online]. s.d. [consultato il 29 ottobre 2026]. Disponibile all’indirizzo: https://firecheck.it/guide/dm-1-settembre-2021/

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