Infortuni a scuola: 52.744 denunce Inail nei primi sette mesi del 2026

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Gli infortuni degli studenti continuano a crescere. Secondo i dati provvisori Inail, tra gennaio e luglio 2026 sono state presentate 52.744 denunce di infortunio per studenti di ogni ordine e grado, il 5,6% in più rispetto alle 49.970 dello stesso periodo del 2025. I casi mortali sono stati 13, contro i 7 dell’anno precedente: un dato ancora da consolidare, ma che non può essere ignorato.

Dove e a chi succede

  • 97% degli infortuni avviene durante le attività scolastiche; solo il 3% nel tragitto;
  • 3 infortuni su 4 riguardano studenti sotto i 15 anni;
  • i ragazzi sono il 58% dei casi, le ragazze il 42%, con aumenti simili (+5,6% e +5,5%);
  • il 94% delle denunce riguarda scuole statali.

Le regioni con più casi sono Lombardia (24% del totale, +9,3%), Emilia-Romagna (13%, +13,3%), Veneto (12%) e Piemonte (10%). Le differenze dipendono anche da quanto, e quanto bene, gli infortuni vengono denunciati: più denunce non significa necessariamente scuole meno sicure.

Le dinamiche più frequenti

I dati Inail non dettagliano ogni causa, ma l’esperienza di chi fa valutazione dei rischi nelle scuole indica alcuni scenari ricorrenti:

  • palestra e attività motorie: traumi a polsi, caviglie e dita, urti con attrezzi e pareti;
  • scale e corridoi: scivolamenti e cadute nei momenti di affollamento (ingresso, intervallo, uscita);
  • cortili e aree esterne: pavimentazioni sconnesse, giochi non manutenuti;
  • laboratori: tagli, ustioni, contatto con sostanze, soprattutto negli istituti tecnici e professionali;
  • arredi: armadi non fissati al muro, sedie rotte, spigoli vivi.

La buona notizia: crollano gli infortuni nella formazione scuola-lavoro

Gli infortuni nei percorsi di formazione scuola-lavoro (gli ex PCTO) sono scesi del 50%, a 597 casi. Pesa la maggiore attenzione dopo gli incidenti gravi degli anni scorsi e le nuove regole del DL 159/2025, che ha esteso la copertura Inail anche al tragitto e ha escluso le attività ad alto rischio. Ne parliamo in un articolo dedicato.

Cosa può fare una scuola, concretamente

  1. Analizzare i propri infortuni. Il registro degli infortuni e le denunce degli ultimi anni dicono dove si concentrano i problemi: palestra, scale, cortile, una specifica aula. Senza questa analisi la prevenzione va alla cieca.
  2. Gestire i flussi. Ingressi e uscite scaglionati, intervalli organizzati per piani, sorveglianza nei punti critici riducono le cadute dovute alla calca.
  3. Verificare palestra e attrezzi. Protezioni morbide su pareti e pilastri, attrezzi fissati, pavimento antiscivolo integro, controlli periodici documentati.
  4. Fissare gli arredi. Armadi, scaffali e lavagne vanno ancorati alle pareti: è anche una misura antisismica.
  5. Curare il primo soccorso. Addetti formati in numero adeguato su ogni piano e in ogni plesso, cassette di primo soccorso complete e controllate, e possibilmente un defibrillatore con personale addestrato.
  6. Segnalare all’ente proprietario i difetti strutturali (gradini rotti, pavimenti sconnessi, corrimano mancanti), per iscritto.

La palestra: il luogo più critico

Le attività motorie sono da sempre la prima fonte di infortuni a scuola. Non significa che lo sport sia pericoloso, ma che in palestra si concentrano movimento, velocità, contatto e attrezzi. Una palestra sicura si riconosce da alcuni elementi:

  • pareti e pilastri protetti con imbottiture fino ad almeno due metri di altezza, soprattutto dietro i canestri e lungo i lati corti;
  • pavimento sportivo integro, non scivoloso, senza giunti sollevati, pulito da polvere e acqua;
  • attrezzi fissi (spalliere, canestri, porte) ancorati e verificati periodicamente, con registro dei controlli;
  • attrezzi mobili riposti in un deposito chiuso e non lasciati lungo il perimetro;
  • spogliatoi con pavimenti antiscivolo e sorveglianza organizzata, anche quando il docente non può entrare perché di sesso diverso;
  • cassetta di primo soccorso e, idealmente, un defibrillatore a portata di mano.

Anche la programmazione didattica conta: riscaldamento adeguato, attività proporzionate all’età e alle capacità, regole chiare per i giochi di squadra, attenzione agli alunni con problemi di salute segnalati dalle famiglie.

Cosa dice la Cassazione sulla responsabilità

Quando un alunno si fa male, la domanda che segue è quasi sempre: la scuola deve risarcire? La giurisprudenza più recente ha fissato alcuni punti fermi.

  • Con l’ordinanza n. 33392 del dicembre 2025 la Cassazione ha chiarito che l’infortunio avvenuto durante l’orario scolastico non genera un risarcimento automatico: chi chiede il danno deve indicare con precisione come è avvenuto il fatto e in cosa è consistita la carenza di vigilanza o di organizzazione.
  • Con l’ordinanza n. 27923 dell’ottobre 2025 ha ribadito che l’obbligo di vigilanza si riduce con il crescere dell’età e della maturità degli studenti: per un ragazzo quasi maggiorenne non è richiesta la presenza continua del docente in ogni momento.
  • Con l’ordinanza n. 28269 dell’ottobre 2025 ha invece confermato la condanna del Ministero per la caduta dalle scale di un’alunna con disabilità motoria: per lei la caduta era prevedibile e serviva un accompagnamento adeguato.

Il filo comune è chiaro: la scuola non risponde di tutto, ma risponde quando non ha adottato le misure di vigilanza e organizzazione proporzionate all’età, alle condizioni degli alunni e ai rischi dell’attività. Approfondiamo queste sentenze nella nostra serie dedicata alla giurisprudenza.

Il personale: anche docenti e ATA si infortunano

I dati citati riguardano gli studenti, ma a scuola si infortunano anche insegnanti e collaboratori scolastici: cadute dalle scale, scivolamenti su pavimenti appena lavati, movimentazione di carichi (banchi, scatoloni, sacchi), uso di scale portatili per appendere cartelloni. Per il personale valgono tutti gli obblighi del D.Lgs. 81/2008: valutazione dei rischi, formazione, dispositivi di protezione (ad esempio calzature antiscivolo per chi pulisce), attrezzature adeguate. Una scala portatile a norma costa poco e previene infortuni anche gravi.

Gli errori più comuni nella prevenzione

  1. Un DVR “copia e incolla” uguale per tutti i plessi, che non tiene conto delle differenze reali tra edifici.
  2. Nessuna analisi degli infortuni: le denunce vengono fatte ma non lette, quindi gli stessi incidenti si ripetono.
  3. Segnalazioni solo verbali all’ente proprietario, che non lasciano traccia e non tutelano il dirigente.
  4. Sorveglianza non organizzata durante intervallo, cambio dell’ora e uscita, che sono i momenti più a rischio.
  5. Formazione degli studenti assente: spiegare ai ragazzi i comportamenti corretti in palestra, in laboratorio e sulle scale è la misura più economica di tutte.

Il ruolo della denuncia

Ricordiamo che la denuncia all’Inail è obbligatoria per gli infortuni degli studenti con prognosi superiore a tre giorni e va inviata dal dirigente scolastico entro due giorni dalla ricezione del certificato medico. Una denuncia corretta tutela lo studente e, nel tempo, fornisce i dati che servono per prevenire.

Oltre alla denuncia, è buona pratica che la scuola registri ogni infortunio, anche lieve, in un registro interno con data, luogo, attività, dinamica e misure adottate. È uno strumento semplice che permette all’RSPP di individuare tendenze e punti critici, e di aggiornare il DVR con dati reali invece che con ipotesi.

Domande frequenti

Lo studente è assicurato anche durante le gite?

Sì, la copertura Inail riguarda le attività scolastiche, comprese uscite didattiche e viaggi di istruzione. Molte scuole stipulano anche una polizza integrativa per coprire ciò che l’Inail non copre.

I genitori possono chiedere un risarcimento?

Possono chiederlo, ma devono provare la dinamica del fatto e la carenza di vigilanza o di organizzazione. A quel punto spetta alla scuola dimostrare di aver fatto tutto il possibile.

Chi deve fare la denuncia Inail?

Il dirigente scolastico, sulla base del certificato medico. I docenti presenti devono redigere subito una relazione scritta sull’accaduto.

Riferimenti normativi

Fonti

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